Dietro un grande cuoco italiano c’è sempre una grande nonna. Se i francesi hanno avuto Escoffier come padre fondatore della grande cucina da ristorante, noi abbiamo un esercito di sacerdotesse coi capelli bianchi, che officiano nella cucina di casa. Se chiedete a uno chef nostrano qual è il suo maestro, vi citeranno nonna Maria, nonna Anna, nonna Luigia e così via. (...) La morale: in cucina per guardare avanti è sempre utile guardarsi indietro.

(Gianluca Biscalchin (2013), Prêt-à-gourmet - Come diventare un vero gourmet a prova di gaffe. Milano: Mondadori, pag. 73)

Mamme e nonne rappresentano tesori viventi di saperi e segreti culinari. Quando si cresce in un ambiente in cui ci si sveglia al mattino inebriati dal profumo del brodo in cottura o della ciambella appena sfornata, è inevitabile essere influenzati dalla tradizione gastronomica del proprio territorio.

Tuttavia, si tende spesso a sottovalutarla, a darla per scontata, senza soffermarsi su tutti quei particolari linguistici e culturali che la rendono una sfida traduttiva estremamente stimolante e divertente. Ho dunque pensato di trasformare questo ardente interesse in qualcosa di concreto, nel tentativo di approfondire questo ambito così particolare dal punto di vista linguistico e socioculturale e unire la mia passione per la traduzione a quella per la cultura gastronomica locale.

Ecco come è nato, pressoché un anno fa, il mio progetto di tesi di laurea magistrale in traduzione specializzata. Grazie all’attiva collaborazione con le curatrici dell’opera Il profumo dei ricordi Loiano, Patrizia Carpani e Katia Brentani, con l’Amministrazione Comunale di Loiano e con gli abitanti locali ho potuto approfondire conoscenze e tecniche traduttive riguardanti usi, costumi e tradizioni gastronomiche dell’Emilia Romagna – nello specifico del territorio loianese – con particolare attenzione alla traduzione dei culturemi e del dialetto locale.

Il profumo dei ricordi Loiano è stato quindi il protagonista assoluto della mia tesi; un piccolo ma prezioso manuale, tesoro di usi, costumi e tradizioni gastronomiche del territorio appenninico tosco-emiliano, di cui nonne e mamme sono le protagoniste indiscusse. E’ un’opera di cui vado estremamente fiera, perché celebra e pubblicizza la terra in cui sono nata e cresciuta.

Con questa tesi ho voluto fornire un valore aggiunto a questo manuale, rendendolo fruibile anche a tutto il pubblico francofono. Ho condotto per mano il lettore alla scoperta dell’universo culinario loianese, proponendogli una traduzione in francese dell’opera (di cui troverete qui gli estratti più significativi) e soffermandomi di volta in volta sugli aspetti più interessanti e problematici dal punto di vista culturale e linguistico. Questa tesi, dunque, non è unicamente dedicata ai lettori francofoni, ma rappresenta un vero e proprio percorso di approfondimento su usi, costumi e tradizioni culinarie del territorio loianese, ricco di aneddoti e curiosità che vale assolutamente la pena salvare su carta e che qualsiasi lettore italiano può consultare.

Questo manuale – e al tempo stesso questa tesi – hanno come unico obiettivo la salvaguardia dei ricordi. La capacità di saper conservare quanto trasmesso e tramandato dai nostri avi durante i secoli è uno degli obiettivi principali dell’esistenza del genere umano. Quanto più si scrive, tanto più si avrà la certezza che ciò che si è riportato su carta non andrà perduto. Per questo motivo sono sempre più numerosi i testi incentrati sul tema del ricordo e delle antiche tradizioni, nella speranza di tramandare quante più informazioni possibili alle nuove generazioni. Solo nei paesi che godono di una lunga tradizione scritta ha potuto svilupparsi un genere letterario tecnico, capace di tesaurizzare tradizioni e abitudini culinarie. È con la costruzione di una memoria scritta della cucina che è possibile realizzare un vero e proprio sapere costituito; ciò non accade, almeno in forma tangibile, con la tradizione orale.

La cucina scritta permette di codificare le pratiche e le tecniche elaborate in una determinata società, mentre la cultura orale è destinata, teoricamente, a non lasciare tracce di sé. È quindi essenziale percepire il valore inestimabile di questo manuale, creato con l’obiettivo di preservare saperi antichi e tramandarli alle generazioni future. D’altronde, come afferma Victor Hugo in una delle sue più celebri raccolte di poesie: “L'avenir est une porte, le passé en est la clé. (L'avvenire è la porta, il passato ne è la chiave.)” (Victor Hugo (1973), Les contemplations, Parigi: Gallimard).

Dopo otto mesi dedicati con cuore e anima alla redazione di questo progetto, l’opportunità di pubblicare il proprio lavoro su questo sito web è una soddisfazione impagabile, è la realizzazione di un piccolo sogno e la possibilità di aprirsi a interessanti opportunità lavorative future. L’amore per la traduzione e per il territorio in cui sono nata e cresciuta hanno funto da motore per l’intero progetto, incentivando il superamento dei momenti di difficoltà e motivando giorno dopo giorno la redazione del mio elaborato. Questo progetto di tesi è la dimostrazione che, con i dovuti sacrifici, si può fare delle proprie passioni un lavoro, portando a compimento un progetto concreto grazie al quale ho imparato tanto e ho potuto contribuire alla tutela del patrimonio culturale e gastronomico del mio territorio.

Un giorno quando vi sveglierete dal sonno notturno destati dal profumo di una brioche calda con marmellata e fresco burro cremoso capirete che la vita non è fatta esclusivamente di doveri... ma di sapori.

(cit. dal film “Kate e Leopold”, 2001, di James Mangold)

Irene Monti